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"La camera dello sguardo'' a Palazzo S.Elia: 50 anni di grande fotografia italiana vissuti con gli occhi di 29 maestri. A cura di Achille Bonito Oliva |
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Promossa dalla Provincia Regionale di Palermo e organizzata da Civita, l'esposizione resterà aperta dal 19 dicembre (a partire dalle ore 9) al 21 marzo. Ingresso gratuito. In allestimento circa 100 opere: da Giacomelli a Scianna, da Basilico a Pellegrin, da Garolla a Berengo Gardin e Toscani.
Palermo, 18 dicembre 2009 - La camera dello sguardo per osservare e catturare la realtà; un punto di osservazione ''dall'alto'' per ritrarre il mondo dalla giusta distanza. Un ''movimento da fermo'' che percorre e segna come un misterioso filo rosso le diverse esperienze della grande fotografia italiana. ''La camera dello sguardo-Fotografi italiani'' è il titolo della mostra fotografica promossa dalla Provincia regionale di Palermo, organizzata da Civita Sicilia da un progetto di Incontri internazionali d’Arte e curata da Achille Bonito Oliva, in allestimento a Palazzo S.Elia fino al 21 marzo. L'esposizione - un collettivo inedito ideato e allestito per S.Elia - è stata presentata il 18 dicembre in anteprima alla stampa, dal presidente della Provincia, Giovanni Avanti e dal curatore Achille Bonito Oliva; a seguire, alle 18.30, l'inaugurazione (ingresso ad inviti); dalle ore 9 del 19 dicembre, l'apertura pubblico, gratuitamente. Una collettiva ricchissima, che conta 29 autori (tra i quali due siciliani, Ferdinando Scianna e Lia Pasqualino) e 98 opere. Un lungo viaggio per immagini, dagli anni ’50 ad oggi, un excursus di luoghi, facce, epoche, illuminazioni, pensieri e solitudini che, nella sua complessità e totalità, declina lo stile della fotografia italiana e delinea una virtuosa comunione tra fotografia e arte riconosciuta a livello internazionale. ''La Provincia di Palermo – spiega il Presidente Giovanni Avanti - accoglie la grande fotografia italiana per una mostra che si annuncia come un grande evento culturale, per il pregio dei maestri che espongono le loro opere e per l’eterogeneità dei temi e dei soggetti trattati. La mostra di Palazzo S.Elia vuole essere la testimonianza autentica del grande interesse e dell’attenzione che la fotografia di altissima qualità riscuote nel pubblico, ma rappresenta anche la strategia culturale della Provincia di Palermo, che intende offrire alla fruizione generale quanto di meglio vi sia nel panorama artistico, nella consapevolezza che la crescita economica e lo sviluppo del territorio non possano prescindere dalla loro integrazione con una crescita culturale dell’intera comunità. La prestigiosa sede museale di via Maqueda mette a disposizione di autori, curatori e pubblico gli splendidi saloni affrescati del Settecento, ma li proietta in una dimensione assolutamente contemporanea, in un affasciante gioco di ‘contrasti’, che non toglie nulla alla bellezza degli interni, ma anzi la arricchisce e la rinnova''.
GLI AUTORI - In mostra opere di Claudio Abate, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Antonio Biasucci, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Mario Cresci, Luciano D’Alessandro, Franco Fontana, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Raffaella Mariniello, Paolo Mussat Sartor, Ferdinando Scianna, Paul Thorel, Aniello Barone, Luca Campigotto, Federico Garolla, Mario Giacomelli, Luigi Ghirri, Ugo Mulas, Lia Pasqualino, Beatrice Pediconi, Dino Pedriali, Paolo Pellegrin, Marialba Russo, Paola Salerno, Oliviero Toscani.
IL CURATORE ACHILLE BONITO OLIVA - Tanti i temi, i soggetti, le storie scelti per le varie inquadrature, ma uno soltanto il denominatore che lega le immagini esposte: “La fotografia italiana – scrive Bonito Oliva nel testo critico in catalogo – introduce nell’ambito dell’immagine la torsione tipica dell’anamorfosi, che appartiene alla storia della pittura, adoperando rigorosamente gli strumenti del linguaggio fotografico. Si mette nella posizione del duello: il fotografo, di fronte al dato, non lascia scattare il dito sulla macchina precipitosamente, bensì promuove una serie di relazioni e rispecchiamenti, [….] La fotografia non è casuale e istantanea, non è il risultato di un raddoppiamento elementare, bensì di una messa in posa che complica e rende ambigua la realtà da cui parte”. Bonito Oliva definisce “pathos della distanza” la “consapevolezza di una presenza, di un diaframma costituito dal linguaggio figurativo che permette di denominare le cose ma non di possederle”. Da qui, dalla posizione volutamente ‘aliena’ del fotografo, trae origine il titolo della mostra, il riferimento forse a prima vista enigmatico a quello spazio blindato e asettico che è l’occhio del fotografo, camera dello sguardo, appunto, strumento preciso per accedere alla conoscenza, il rovescio della medaglia, secondo Bonito Oliva, della “perdita”. “Il fotografo – scrive ancora il curatore – adopera la stessa ‘civile ipocrisia’, utilizza materiali e convenzioni che rappresentano e nello stesso tempo negano la rappresentazione tra astrazione e figurazione. Oscilla liberamente con piacere e dolore costruendo immagini presenti e allusive, vicine e anche distanti. La vicinanza è dettata dalla scelta del materiale e dalla convenzione visiva che afferma e conferma la precisione dello sguardo. La distanza è rappresentata dalla filosofia dello sguardo stesso che conosce la sua possibilità e contiene anche la memoria di un contatto ormai impossibile da realizzare e ricostruire”.
I SOGGETTI - Immagini di ieri
e di oggi aprono porte su mondi anche diametralmente opposti: gli
impenetrabili palazzoni moscoviti della burocrazia e del rublo,
fotografati nel 2007 da Gabriele Basilico, e l’enigmatica Natività
di Antonio Biasiucci (del 2009); uno stralunato Ezra Pound in
vestaglia a 81 anni, fotografato a Sant’Ambrogio di Rapallo da
Lisetta Carmi, e l’artista Maurizio Mochetti, sornione e intrigante
nei suoi smaglianti 33 anni, ritratto da Elisabetta Catalano; il
Banco dei pegni di Napoli, con il vecchietto smunto perso fra
santini e carabattole fotografato da Luciano D’Alessandro nel ‘65, e
Simonetta Visconti, ribattezzata “la prima donna della moda
italiana”, immortalata nel ’56 nel suo atelier di Roma da Federico
Garolla (lo stesso autore della foto di Pasolini, anno ’56, che
gioca a calcetto su un campetto di fortuna a Centocelle). Quattro le foto firmate da Ferdinando Scianna: gli scatti delle feste religiose di Tre Castagni e Racalmuto del ’63 e ‘64, tra devozione popolare ed ebbrezza profana - tratte dal primo libro “Feste religiose in Sicilia”, con la prefazione di Leonardo Sciascia - e gli scatti del reportage realizzato nell’88 nel villaggio di Kami, in Bolivia, a 3500 metri di altezza, tra i volti scavati e gli sguardi di ossidiana dei discendenti degli indios. In mostra anche un’immagine-shock di Oliviero Toscani: si tratta della discussa ''Anorexia'', scattata per la campagna 2007 contro l’anoressia di un noto marchio di abbigliamento per ragazze. Isabella Caro esibisce i suoi 31 chili di pelle e ossa per sollevare il velo sul tema dei disturbi del comportamento alimentare.
La Camera dello sguardo resterà in allestimento a Palazzo S.Elia (via Maqueda 81) fino al 21 marzo 2010 e potrà essere visitata gratuitamente dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19:30. Chiusura il lunedì. per informazioni: dal martedì al
venerdì, dalle 9 alle 14, 091/ 8887767 |
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